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Udine e Pordenone. Greetings from
Dal sesto secolo ai giorni nostri, la storia e le tradizioni di queste terre e dei loro artisti, raccontate in due splendide  mostre di “sacra” ispirazione. L’una medievale e circoscritta, l’altra più trasversale; entrambe schiettamente friulane
di Matteo Tosi
A frequentare certi siti e blog specializzati, a leggere certe riviste d’arte e ad ascoltare i discorsi  di certi critici molto competenti e molto amici di certi artisti molto à la page, e amici di altri critici e altri artisti ancora più cool, sembrava di capire che la chiusura di Villa Manin (il sontuoso e ambizioso centro di arte contemporanea che per cinque anni ha brillato a Codroipo, in provincia di Udine) dovesse cancellare per sempre il Friuli dalle geografie dell’arte, con buona pace di tutti e sgomento di molti, lasciando solo il freddo, il vento e la neve nell’eredità di quelle terre.
Perché sembrava che nulla ci fosse stato prima della Villa, e che il nulla dovesse tornare a regnare su quelle lande troppo a Nord-Est. Così non fu, non era e non è, ovviamente, e non servirebbe nemmeno aver letto qualche libro di storia per esserne certi, bastano e avanzano quelle ipotesi di cui sopra per convincersi dell’opposto, vista l’autorevolezza “al contrario” delle loro fonti.

Come non capitava da anni, infatti, proprio in corrispondenza dello scricchiolare di quel laico tempio del contemporaneo, dell’oggi e del domani, il Friuli tornava a mettere in mostra se stesso e la propria storia (non solo dell’arte), e quindi il proprio luminoso futuro non solo operoso e operaio, attraverso un doppio progetto espositivo fortemente radicato nel cuore delle sue tradizioni artistico-religiose (come se potesse esistere una storia dell’arte occidentale slegata da quella della cristianità).
Due mostre ben “localizzate”, quindi, e poco distanti tra loro, per svelare l’irrivelabile e ribadire l’incelabile: che l’Italia è una e molte insieme, e che queste molte si fecero una attraverso cento dominazioni e un solo Signore, carne, spirito e infinite suggestioni. Si parte da Udine, capoluogo di queste alte terre, e da quando capitale non lo era ancora, oscurata nella sua importanza da quell’Aquileia di (per noi) medievale memoria.  Ed è quello anche il periodo, a cavallo tra Tre e Quattrocento, in cui questa identità si forma e definisce, goticamente, dall’incontro del gusto mitteleuropeo in arrivo dalle corti di Praga e di Ungheria con quello “romano” di Vitale da Bologna e l’Oriente di Venezia.
Poi i secoli precedenti e quelli successivi, fino a noi, narrati (a Pordenone) dalla splendida raccolta che la Fondazione Crup ha messo insieme in poco più di 15 anni, riunendo i capolavori degli storici Monti di Pietà e quelli commissionati dalle locali banche.

Il Patriarcato del Gotico
Ma ripartiamo con ordine, da Udine e dal suo omaggio al Patriarcato di Aquileia, terra gotica e dalle gotiche radici, formatesi, come dicevamo, dall’incontro di suggestioni diverse. In un momento di grande complessità storica che in arte si tradusse in quel particolarissimo stile “tardo-gotico” che ritroviamo già negli splendidi lacerti di affresco quattrocenteschi della Cappella del beato Odorico da Pordenone (annessa alla chiesa dove si svolge la mostra), appena restaurati e da cui scaturisce l’intero progetto espositivo.
Prima della loro ricollocazione secondo la disposizione originaria, infatti, questi affreschi sono visibili come una sorta di antico rotolo illustrato lungo le pareti della chiesa di S. Francesco, e la mostra tutta ha l’intento di contestualizzarli, insieme alla figura del beato Odorico, all’amore dei francescani per le opere d’arte e all’azione di promozione culturale che la struttura ecclesiastica del Patriarcato (quasi un vero e proprio stato autonomo) realizzò per tutto il XIV secolo.
Da tutta la regione, infatti, e dalle collezioni di diversi musei italiani ed europei provengono gli infiniti capolavori esposti: tavole preziose, pale d’altare, manoscritti, tessuti, oreficerie, codici manoscritti, affreschi e sculture che raccontano, meglio di qualsiasi parola, l’intreccio delle istanze estetiche germaniche, bizantine e mediterranee che qui si incontrarono all’ombra della Croce.

La Pietà e i suoi Monti
Da Udine era partita anche la grande mostra che oggi porta a Pordenone il ricco e composito patrimonio artistico collezionato nei secoli dalle varie sedi dei Monti di Pietà di tutto il Friuli, e più recentemente da quelle della Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone.
Oltre cento opere tra dipinti antichi e moderni, incisioni, sculture, gioielli, arredi e paramenti dorati, monete longobarde, codici e libri miniati dal VI secolo ai giorni nostri, per raccontare un’inedita storia di queste terre e delle sue genti.
Il tema della Pietà è il più frequentato in tutte le antiche tele e pale esposte (forse proprio per la commissione dei reggitori del Monti), tra cui spiccano la grande Deposizione dipinta da Pomponio Amalteo nel 1576, quella poco successiva di Palma il Giovane, e il Cristo deposto di Camillo Lorio, e poi i settecenteschi dipinti di episodi evangelici firmati dal pittore carnico Nicola Grassi, autore anche di una tela profana, copia del Sacrificio di Ifigenia di Giambattista Tiepolo.

Sempre al XVIII secolo risale lo straordinario olio su tela con la Soppressione del Patriarcato di Aquileia, eseguito dal pittore romano Placido Costanzi (1690-1759) su commissione del cardinal Orsini, mentre l’Ottocento trova forse la sua opera di maggior prestigio nella Pudicizia, una lirica scultura in marmo di Luigi Minisini per l'Esposizione Universale di Parigi del 1867.
Grande spazio anche al secolo scorso e ai suoi molti autori friulani, dall’imponente dipinto di Domenico Someda raffigurante la Morte di Dante alle opere dei mitici fratelli Basaldella, Afro e Mirko: un arazzo del primo, un’imponente scultura del secondo e una Crocifissione in ceramica colorata firmata da entrambi nel 1947.
Per ribadire che la storia e il presente di una terra sono il suo unico e vero futuro.

Testimonianze d’arte in Friuli. Capolavori della Fondazione Crup
Pordenone, Convento di san Francesco, fino al 1° febbraio
info: tel. 0434/932919 - Catalogo: Skira

Splendori del gotico nel Patriarcato di Aquileia
Udine, Chiesadi san francesco, fino al 19 aprile
info: tel. 0432/271591 - Catalogo: Civici musei di Udine
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