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SABATO, 03 GENNAIO 2009
 
Pagina 10 - Regione
 
Ecco le priorità del nuovo mandato: nel 2009 l’ente distribuirà 10 milioni di euro, contro i 14 dell’anno scorso
 
«La prima telefonata al mio predecessore e il mio pensiero al fondatore Comelli: mi sento onorato e anche preoccupato»
 
«Banche e fondazioni non sono torri d’avorio inarrivabili e misteriose Io aprirò le porte di via Manin ai giovani e ai ragazzi delle scuole»
 
«Non faremo tagli generalizzati in tutti i settori: perderanno soldi le iniziative meno utili»
 
«Abbiamo investito 130 milioni e pesano le perdite della Borsa, ma la gestione oculata ci fa limitare il danno al solo 3% annuo»
 
«Chiusa l’era dei fondi a pioggia: aiuteremo università e imprese»
 
 
 
 

di TOMMASO CERNO
UDINE. Una fondazione che metta fine alle liti fra Udine e Pordenone, sostenga l’università di Udine, spalanchi le porte a giovani, scuole e ricerca, ma anche affronti il passaggio dalle «vacche grasse a quelle stecchite», con una previsione di 17 milioni di dividendi in meno dalle banche, la necessità di attingere alle riserve per distribuire 10 milioni di euro nel 2009, contro i 14 previsti. Sono i punti cardine del programma di Lionello D’Agostini che da ieri è ufficialmente il quarto presidente della Fondazione Crup, fondata da Antonio Comelli nel 1991 e affidata nell’ultimo decennio al pordenonese Silvano Antonini Canterin.
Presidente, alla fine è stato eletto per acclamazione. Con un accordo anche sui vicepresidenti. Che significa?
Beh, significa partire col piede giusto. C’è stato un accordo con un’unanimità motivata. Non di maniera. C’è stato uno scambio di opinioni approfondito, molte considerazioni e una decisione finale.
I suoi vice saranno Musolla e Faleschini. Avranno compiti specifici?
Verificheremo come lavorare. Si possono assegnare delle deleghe specifiche. Oggi, intanto, si è completato il quadro prefigurato dall’organo di indirizzo, un quadro di larghe intese maturate all’interno dell’assemblea. Il primo grosso risultato è stata la lista unica e unitaria. Da lì si è proceduto. Se oggi si fosse votato a maggioranza significava che il quadro non aveva retto. Invece ha retto.
In superficie sono state settimane tranquille. Sotto sotto, presidente, ci sono state acque mosse. Alla democristiana.
Tutte le decisioni importanti necessitano di ampie discussioni e di confronti. Diciamo pure che questo risultato è il frutto del lavoro di tessitura e di grande equilibrio di Antonini Canterin. Che ha connotato il periodo finale del suo mandato. Con contatti fra tutti e un dialogo fitto con tutti. Categorie, mondi economici e culturali. La prima telefonata l’ho fatta a lui: come ho detto anche in consiglio un ringraziamento vero e sentito a una persona che per dieci anni si è dedicata anima e corpo a favorire la crescita della fondazione e la crescita del nostro territorio con equilibrio e sensibilità personale, oltre al'esperienza. L’altra figura a cui penso è certamente Antonio Comelli.
Che inventò la Fondazione...
Già. La fondò nel 1991 con inizio operativo il primo gennaio 1992. Dopo Comelli, per quattro anni dal ’94 al ’98 la presidenza andò all’avvocato Appiotti, che oggi presiede la banca. E poi ad Antonini Canterin.
Una bella eredità.
Pensante. Impegnativa.
Inutile nascondere che la sua scelta determina una vittoria di Udine. Nel senso che il braccio di ferro con Pordenone c’è stato. O no?
E’ naturale che ci siano aspettative o letture di carattere territoriale, ma chi vive da dentro la Fondazione il percorso di successione sa che non vi sono nè vi saranno liti. Non c’è stata una competizione esasperata come a volte è parso. E’ normale anche che ci siano aspettative diverse dei due territori, ma non è compito della fondazione fare la politica in Friuli. Anzi. Noi rappresentiamo un’istituzione che ha come elemento fondante l’unità dei due territori e non certo la guerra di campanile.
Quindi lei, come presidente udinese, promette che non penalizza Pordenone?
Certamente. Come un presidente pordenonese non ha né avrebbe penalizzato Udine. Non c'è alcuna rivincita. Non c'è alcuna logica di contrapposizione.
L’idea della gente comune su fondazioni bancarie è che siano dei grandi templi di marmo inarrivabili e lontani, gestiti da gente in cravatta che si fa gli affari suoi. E’ così?
Non direi. Oggi abbiamo il compito di aprire il dialogo con le istituzioni e il territorio. Dobbiamo costruire un rapporto con gli enti culturali, artistici, religiosi, assistenziali, con il volontariato e anche con l’istruzione e la scuola. Siamo il contrario di quello che ci si immagina. Non c’è nulla di divino o di sideralmente lontano dalla gente. Anzi.
Anzi?
Lavoreremo per raccontare la Fondazione, per aprirla alla gente e ai giovani. Fra l’altro, la Fondazione raccoglie le eredità dei Monti di pietà e delle Casse di risparmio, che sono nate proprio per il sostegno alle categorie meno agiate e allo sviluppo del territorio.
Le resta il nodo del direttore. Quello che prenderà il posto che fino a ieri è stato il suo.
Il direttore è una funzione indispensabile. Vengono richieste caratteristiche non solo strettamente tecniche burocratiche o amministrative.
Deciderete entro quando?
Mah, mi auguro già nel primo consiglio del 19 gennaio. Comunque, entro un mese al massimo.
Quale sarà la sua mission?
Per prima cosa va detto che la mission non ce la inventiamo noi. La legge ci attribuisce la possibilità di operare in venti settori, di cui la Fondazione deve scegliere cinque,
E li avete scelti?
Sì.
Quali sono?
Istruzione, cultura, sanità, assistenza agli anziani, ricerca scientifica.
La crisi economica sta mettendo in ginocchio anche l’università. E’ parso di capire che la sosterrete voi...
L’università è la realtà più importante del Friuli. L’allarme del rettore è stato sentito bene. Da quando siamo nati abbiamo sempre assicurato un sostegno all’ateneo, che è andato crescendo nel corso degli anni. In questo momento di difficoltà economica dell’università è naturale che non ci sottrarremo all'impegno. A quello che dovrà essere un impegno delle istituzioni friulane per superare questo momento delicato. Siamo al fianco dell'università. Ma...
Ma...
Ma aggiungo: non pensi l’università che la Fondazione abbia solo questo da fare. L'università ha un ruolo importantissimo. Ma non può immaginare che diamo tutto a loro.
Sul piano pratico, presidente, lei è uno di quelli dei “fondi a pioggia” o dei “grandi obiettivi”?
Questo è un tema centrale, che riguarda anche l’università. In passato si finanziava di tutto: borse di studio, master, convegni, libri, corsi. In maniera ampia. A questo punto, però, credo che in corrispondenza al criterio di razionalizzazione che il rettore Compagno sta seguendo, anche noi dovremo razionalizzare questo complesso di interventi. E indirizzarlo verso obiettivi precisi. Da concordare con l’università.
Di quanti fondi disponete in concreto?
Beh, il bilancio di previsione sta un po’ scricchiolando. La legge prevede di farlo entro ottobre. Ma la crisi grossa è arrivata nell’ultimo trimestre 2008. La notizia che ci ha destabilizzato è stata che l'Unicredit e Intesa, nella quale abbiamo una partecipazione, non intendono distribuire i dividendi ad aprile.
Questo significa perdere quanti soldi esattamente?
Nel 2008 incassammo 30 milioni.
Nel 2009?
Pensi che noi avevamo già previsto di incassare comunque 17 milioni, con una contrazione molto forte, di 13 milioni. Se a questo si aggiunge che perdiamo anche i dividendi, perdiamo anche quei 17 milioni. E andiamo a zero.
Zero?
Già. Con un altro rischio: passare da due anni di vacche grasse a uno di vacche non magre, ma stecchite. Non ci sono soltanto i dividendi in meno, ma ci sono le perdite sugli investimenti fatti che pesano a loro volta.
Quanto avete investito?
130 milioni di euro
Tanti…
Già. Sono investiti in diverse forme, strumenti finanziari, fondi, fondi di fondi. Nessun surprime. Ma comunque, pur fuori dai grandi crolli, risenti dell’andamento delle borse. Media del 50% in meno. Se usciamo con una perdita del 2% o 3% significa che la gestione è stata più che oculata. Ma sempre di perdite si tratta. Questo non significa che noi azzereremo i contributi, ma che dovendo lavorare sui fondi accantonati dovremo stare molto più attenti.
A quanto arriverete?
Nel 2008 abbiamo dato 14 milioni. In questo caso ci dovremmo orientare attorno ai 10 milioni.
Come si farà? Tagli in percentuale a tutti?
Questo è il vero tema, io credo che dovremo fare delle selezioni. Non tagli generalizzati. Non hanno senso. Selezioni molto attente. Fisseremo obiettivi legati ai progetti di ricerca e di sviluppo.
Valduga ha chiesto un grande patto sociale.
Ognuno deve fare la sua parte. Però se ci riteniamo anche noi una piccola parte di questa regione e di questo territorio, anche noi dovremmo quanto meno partecipare all’analisi. Facendo le nostre valutazioni.
Entrerete nelle imprese?
Siamo già dentro alcuni fondi che finanziano le start up.