«La paura ci insegna a trovare il modo di fare la cosa giusta»

Jan Slangen dalle Frecce tricolori al romanzo della sua vita con tanti insegnamenti L'incontro oggi alla Fondazione Friuli a Udine. «Io? Un tipo piuttosto prudente»
Paolo MedeossiI tedeschi lo chiamano "bildungsroman", gli italiani invece "romanzo di formazione". Narra l'evoluzione di chi, partendo dai giorni dell'adolescenza, si affaccia all'età adulta e alle decisioni fondamentali di una vita. Può essere un'opera di fantasia e finzione (e i nomi di autori celebri si sprecano, da Dickens a Calvino) oppure un racconto autobiografico. Accade alle volte che dietro una simile confessione ci sia un personaggio proprio speciale e poco noto negli aspetti privati, protagonista in un'attività attorno alla quale è nata una mitologia piena di fascino e mistero.Immaginate allora un pilota delle Frecce tricolori, la pattuglia acrobatica più famosa e amata al mondo, anzi proprio il suo ex comandante, mentre parla di sé, di aspirazioni, sogni e progetti, dei mille momenti vissuti in venticinque anni di prestigiosissima carriera aeronautica, dei quali dodici trascorsi alla Pan e quattro di essi, dal 2012 al 2016, alla sua guida. Si potrebbe pensare a un'esposizione dettagliata di fatti tecnici specifici, come succede di solito nella letteratura con contenuti militari. Invece è sorprendente ciò che il comandante Jan Slangen, con nome e cognome presi dal papà olandese, ha scritto in un libro appassionante, pubblicato dalla casa editrice La Nave di Teseo. Si intitola "Volare alto. Appunti sulla felicità di un pilota delle Frecce tricolori" ed è consigliabilissimo a chi segue le sorti della nostra magica pattuglia, ma anche a quanti (genitori, insegnanti, educatori) sono a contatto diretto con il mondo giovanile, perché delinea con efficacia, umanità e sincerità i passi di una vicenda unica, eppure per molti versi anche casuale, senza i toni d'una marzialità quasi inevitabile nelle Accademie militari. Piccolo esempio: nel raccontarsi, Slangen cita di continuo libri e film per lui fondamentali nella propria formazione e che non fanno certo parte del corredo culturale richiesto solitamente a chi vuole pilotare un aereo. L'autobiografia, da leggere come un romanzo, propone un viaggio intenso fin dai pensieri d'un bambino romano curioso e attento, delineando poi la sua affascinante filosofia di vita per come si viene sviluppando tra incontri ed emozioni. E per spiegarlo ecco brevemente alcune citazioni. Nel bellissimo ritratto dedicato ai genitori, Slangen dice: «Mamma e papà non erano solo severi. Erano profondi, seri e incoraggiavano la mia indipendenza. Conoscevano il valore e, dunque, l'importanza delle cose. E cercavano di insegnarmi a rinunciare a quelle cui si può rinunciare». E di sé: «Sono sempre stato un tipo piuttosto prudente... Troppo spesso lasciamo che la paura si frapponga tra noi e i nostri desideri. La paura infonde il senso del limite e il limite non è ciò che ci impedisce di fare qualcosa, ma ciò che ci spinge a trovare il modo di farla». Sulla scelta di andare in Accademia: «La mia non era esattamente una vocazione. Avevo fatto la domanda solo perché Diego, mio "fratello di latte" (allora ci chiamavamo così), mi aveva detto: facciamola». Sull'essere pilota: «Chi non sa pilotare se stesso, difficilmente saprà pilotare un aereo. Chi è sereno porta serenità, chi vive nelle nubi porta nuvolosità... L'eccesso di motivazione, a esempio, può rivelarsi un difetto». Il comandante Slangen presenterà il suo bellissimo libro oggi, lunedì 20 maggio, alle 18, in via Manin 15 a Udine, su invito della Fondazione Friuli. Merita andarlo ad ascoltare. Avvertite soprattutto ragazze e ragazzi, che agli adulti chiedono spunti e storie intelligenti. - BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Messaggero Veneto del 20/05/2019
Pagina 31, Edizione Udine