Vademecum

Ci sono infiniti modi di raccontare una realtà.

Uno di questi è riassumerne in pillole le principali caratteristiche.

Tale è la finalità del presente documento, un Vademecum ideato per dare le risposte alle domande più frequenti che numerose persone ancora oggi si pongono sull’identità e sul ruolo della Fondazione.

 

 

 

 

Cosa non è, cosa è

Non è una banca ma è un ente privato, senza scopo di lucro, autonomo e indipendente, nato nel 1992 in seguito alla legge Amato. Non è un servizio bancomat che elargisce denaro a chiunque lo richieda ma è una realtà moderna, dinamica e profondamente radicata nel proprio territorio di riferimento (le province di Udine e Pordenone). Non è un ente statale bensì un corpo intermedio che affianca il pubblico e il privato mettendo a disposizione quelle risorse che né l’uno né l’altro riescono a garantire. Non è arbitraria ma è regolata dalla legge e dalle norme del proprio statuto, dai regolamenti e dalla Carta delle Fondazioni, che osserva e rispetta nello svolgimento della propria attività istituzionale. Non è una realtà senza famiglia ma è figlia dei Monti di Pietà e della Cassa di Risparmio locale. In Italia sono 88 le fondazioni di origine bancaria.

Carta delle Fondazioni: definisce linee guida e orientamenti condivisi cui le fondazioni possano volontariamente ispirarsi, nel rispetto dell’autonomia di ciascuna per garantire trasparenza, indipendenza e responsabilità nei confronti dei territori di riferimento.

Cosa non fa, cosa fa

Non fa credito a nessuno ma dà credito ai progetti migliori. Non concede prestiti ma amministra, controlla e gestisce il patrimonio, che è l’eredità del popolo friulano, per porlo al servizio della propria comunità.
Non eroga finanziamenti a soggetti commerciali a scopo di lucro ma concede contributi a fondo perduto alle istituzioni (pubbliche e private) che realizzano progetti di pubblica utilità finalizzati alla promozione dello sviluppo sociale, culturale ed economico del territorio. Non sostituisce né il pubblico né il privato ma opera affiancando altri soggetti, pubblici e privati.
 

Inoltre: Promuove anche iniziative comuni con le altre Fondazioni di origine bancaria, affiancando il mondo del volontariato e del terzo settore. Sostiene istituzioni ed enti italiani ed esteri che si occupano del fenomeno dell’emigrazione delle genti friulane.

Come opera

Opera sulla base del principio di sussidiarietà, ossia affianca ma non sostituisce gli altri soggetti pubblici e privati che agiscono nell’interesse della collettività. Funge da volano per lo sviluppo economico del territorio. Si impegna per reperire le risorse economiche necessarie a garantire la continuità delle erogazioni volte a supportare le iniziative.

Da dove trae le risorse

Da una corretta gestione del patrimonio e da una buona strategia di investimento finanziario.
Il patrimonio rappresenta infatti il vero motore economico della Fondazione. Da ciò deriva la necessità di preservarlo e consolidarlo nel tempo, attraverso oculate politiche di investimento che sappiano abbinare il conseguimento di un’adeguata redditività all’assunzione di un accettabile livello di rischio, nonché di un’attenta politica di accantonamenti a riserva.

Qual è il suo patrimonio

Il patrimonio, che appartiene alla collettività locale, in quanto eredità dei sacrifici e dei risparmi di intere generazioni del popolo friulano, si compone di:

  • una parte mobiliare (partecipazioni finanziarie e patrimonio mobile);
  • una parte immobiliare (a Udine il compendio tra via Manin, via Prefettura e Piazzetta Valentinis, a Pordenone parte del Palazzetto del Pordenone);
  • patrimonio artistico (oltre 500 opere acquisite dalla Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone e arricchito con donazioni di artisti locali);
  • patrimonio archivistico (dai Monti di Pietà di Udine, Cividale del Friuli e San Daniele fino alla Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone, comprendente documentazione dal 1496 al 1991).

Quali sono le modalità erogative

Realizzazione di progetti propri: iniziative a cui la Fondazione partecipa nella fase di ideazione, progettazione e coordinamento delle partnership coinvolte.
Erogazioni a fondo perduto per progetti di terzi: co-finanziamenti ad iniziative di rilevante impatto sul territorio delle province di Udine e Pordenone, che fanno capo ai settori di intervento individuati ogni triennio dall’Organo di Indirizzo. Modalità dei bandi: introdotta nell’ottica di orientare il tessuto locale a presentare richieste coerenti con un obiettivo preciso individuato dalla Fondazione, ottimizzando così la destinazione delle risorse a disposizione.

Settori in cui opera

Settori rilevanti
1 / Educazione, istruzione e formazione

2 / Arte e cultura

3 / Salute pubblica, medicina preventiva e riabilitativa

4 / Ricerca scientifica e tecnologica


Settori ammessi

  • Volontariato, filantropia e beneficenza
  • Attività sportiva
  • Crescita e formazione giovanile
  • Protezione e qualità ambientale
  • Realizzazione di lavori pubblici o di pubblica utilità
  • Altri diversi

Quali sono i suoi valori

Trasparenza e fluidità nei criteri di selezione delle iniziative da sostenere, responsabilità civile, senso etico di supporto agli enti e alle associazioni ed istituzioni del proprio territorio. Solidarietà e interesse collettivo. Ma anche famiglia, coesione, collaborazione.

Quali sono i suoi numeri

In 20 anni 128 milioni di euro erogati a sostegno di 9.000 interventi.
Patrimonio netto: dai 136 milioni di Euro del 1992 ai 220 milioni di Euro del 2012.

Se la Fondazione non ci fosse, cosa cambierebbe?

Le associazioni di volontariato incontrerebbero maggiori difficoltà nell’aiutare le persone bisognose.

Gli anziani e le categorie sociali più deboli avrebbero meno servizi che agevolano anche le loro famiglie nella gestione delle difficoltà quotidiane.

Le università e le scuole non riuscirebbero a proporre agli studenti un sistema formativo e una progettualità ricca e strutturata come quella attuale; studenti ed insegnanti che ogni giorno si applicano con appassionata competenza e dedizione, sarebbero pertanto penalizzati.

I giovani ricercatori avrebbero meno opportunità di lavoro nel nostro Paese e i centri di ricerca radicati nel nostro territorio non disporrebbero degli stessi finanziamenti per progredire al ritmo odierno.

La cultura verserebbe in uno stato di ulteriore sofferenza con ripercussioni negative anche sul sistema economico, turistico ed occupazionale (meno iniziative, meno turismo, meno occupazione soprattutto giovanile).

Cosa le sta più a cuore

Il bene della propria comunità.

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