Virgilio Guidi «Il destino della figura» - Luigi Vettori «Un’eredità spezzata»

PROROGATA 20 SETTEMBRE 2015. Un omaggio nella ricorrenza del trentennale della scomparsa di Virgilio Giudi a cui si affianca l'opera di Luigi Vettori, giovane promessa dell'arte italiana lacui espressione artistica è stata tragicamente spezzata dalla morte prematura.

L’Amministrazione Comunale di Pordenone rende omaggio a Virgilio Guidi, nella ricorrenza del trentesimo anno dalla scomparsa, con una mostra incentrata sull’importanza che la figura umana ha avuto nelle sue tante declinazioni formali, identificandosi con la stessa idea della luce-forma-colore. Per l’artista il linguaggio della pittura è stato sempre pensato e tradotto come “linguaggio della luce” e questa istanza lo ha necessariamente portato ad attraversare il suo tempo confrontandosi con le tendenze delle avanguardie, senza mai rinunciare ai valori di un nuovo umanesimo a cui credeva, riuscendo a rinnovare di continuo accenti e forme del suo pensiero sulla luce. Si intende così delineare, nei suoi momenti salienti, il lungo percorso che si è svolto attorno a tale tema e ugualmente approfondire le diverse stagioni stilistiche di questa singolare e feconda ricerca artistica: dalle prime esperienze degli esordi romani, caratterizzati da una moderna concezione della nostra tradizione classica, sino alle risoluzioni più estreme ed innovative degli ultimi anni veneziani, marcati da un espressionismo visionario dove anche la consistenza della materia pittorica si dissolve ormai in una pura e fantasmatica parvenza d’immagine. In mostra si seguiranno così le diverse soluzioni e l’affermarsi di una visione cosmica, un anelito a uno spazio ultraterreno, giungendo sino alle ultime opere, caratterizzate da una monocromia bianca, dove segno, luce e colore si fondono insieme e la figura umana si annulla nello spazio di pura luce che la circonda.

Attingendo dal ricco patrimonio museale, e grazie alla disponibilità di molti collezionisti privati, l’Amministrazione Comunale di Pordenone intende mettere in luce la singolare vicenda del pittore Luigi Vettori, una promessa dell’arte italiana tragicamente spezzata dalla morte, a solo ventotto anni. La mostra riunisce sessanta dipinti, trentacinque tra disegni e incisioni, numerose foto e documenti originali offrendo il ritratto più completo e ricco sull’artista, dopo la retrospettiva del 1975. Vettori, arrivato con la famiglia a Pordenone nel 1923, frequenta a Venezia prima il Liceo Artistico e poi l’Accademia di Belle Arti, esponendo con successo alle collettive della Bevilacqua La Masa, alle Sindacali d’Arte di Udine e di Padova e, nel 1935, alla II Quadriennale di Roma. La carriera militare, iniziata nel 1933 e che lo vedrà nel 1936 volontario in Libia e in Etiopia, frena, senza interromperlo, il  suo percorso artistico. Congedato nel 1938, riprende l’attività di pittore e gli studi, diplomandosi a pieni voti nel 1939. Richiamato alle armi, trova la morte il 10 marzo 1941 sul Fronte albanese a Monastir, quota 717. Amico, tra gli altri, di Pizzinato, Dall’Anese, Malni e Moretti, apprezzato dai suoi maestri Saetti, Guidi e Cadorin e dall’artista Cesetti, la sua morte repentina non consente di immaginare l’evoluzione futura della sua pittura. Tuttavia, le opere repertoriate in catalogo permettono di ricostruire il suo impegno di artista, immergendosi nella vita di quegli anni così tormentati e di seguire i primi passi di un giovane pittore. I soggetti da lui trattati, delicate nature morte, poetici paesaggi, nudi e soprattutto ritratti femminili, ci conducono in un ambiente quotidiano osservato con partecipe attenzione, intrisa di una malinconica poesia. Attratto dall’estetica del Novecento, ammiratore di Modigliani e Cézanne, la sua tavolozza si libera dalla pastosità del colore, ravvivato da tocchi di bianco, per giungere a una pittura tonale, evidente nei paesaggi, ed evolvere, nei ritratti, in una cromaticità fluida e luminosa, non estranea all’insegnamento di Guidi. Le opere del 1939, costruite più severamente, dimostrano il raggiungimento di una prima maturità, imperniata sulla struggente meditazione del tema della maternità, che troverà la sua compiuta realizzazione nella grande tela Il Lavoro, la famiglia.

Luogo

Pordenone, Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea Armando Pizzinato

Periodo

Dal 8 novembre 2014 al 20 settembre 2015

Orari

martedì > sabato 15.30 > 19.30
domenica 10.00 > 13.00 - 15.30 > 19.30
chiuso: i lunedì, il 25 dicembre e il 1° gennaio

Catalogo

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