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Dal 24 luglio al 9 agosto 2026
Udine, Spazio espositivo della Fondazione Friuli - dal 24 luglio al 9 agosto 2026 venerdì 16.30 - 19.30 | sabato e domenica 10.00 - 12.30 / 16.30 - 19.30
PAESAGGI Otto modi di leggere la natura
Ebbene sì, lo confesso sono un voyeur, un guardone: io guardo e se vedo una immagine che mi colpisce, che solletica la mia fantasia, voglio/devo catturare l’attimo, il particolare, il frame da tenere per me... potrebbe bastare una fotografia (e d’altra parte siamo nell’era degli smartphone: TUTTI sono fotografi... miliardi di miliardi di pixel) ma non basta: per farla veramente mia, solo mia, devo rielaborare l’immagine del momento, farla diventare qualcosa di diverso dalla realtà, se vogliamo un suo feticcio (Ceci n’est pas une pipe.) … alla fine, un atto creativo fine a sé stesso, sterile, onanistico... MA se siamo qui ad esporre i risultati di questo nostro bisogno siamo anche un po’ esibizionisti e di conseguenza anche un po’ masochisti visto che così ci esponiamo a giudizi e critiche di ogni tipo.
Quindi riepilogando: voyeur, feticista, onanista, esibizionista, masochista... la definizione di un depravato o di un artista paesaggista?
Avete presente il quadro di David Friedrich “Il viandante sul mare di nebbia” (1818) c’è il mare di nebbia, il sublime della natura, c’è il viandante che guarda la natura, c’è il pittore che guarda il viandante, c’è chi guarda l’opera del pittore che guarda… e potrebbe esserci anche chi guarda chi sta guardando: una catena potenzialmente infinita di guardoni (e dentro ci sei anche tu che ora leggi e poi guarderai le nostre opere) perché forse alla fine tutto si riduce a questo bisogno di attivare qualche sinapsi, di soddisfare l’occhio con qualcosa che ci trasmetta sensazioni, emozioni.
Siamo o non siamo nell’epoca delle IMMAGINI?
E questo bisogno di rappresentare nella fattispecie il paesaggio ha radici antiche: un genere artistico che ha evoluto il suo ruolo da sfondo allegorico per scene religiose a protagonista espressivo, riflettendo emozioni, simbolismi e cambiamenti culturali nel corso dei secoli.
Inizialmente, il paesaggio era utilizzato come sfondo per scene religiose o storiche, ma artisti come Giotto già nel Medioevo iniziarono a integrare il paesaggio nei loro lavori con maggior realismo e attenzione al dato naturale, rendendolo parte integrante della narrazione visiva.
Durante il Rinascimento, il paesaggio cominciò a guadagnare autonomia: artisti come Giorgione e Tiziano esplorarono la rappresentazione della natura con un realismo senza precedenti.
Tuttavia, è nel Seicento che il paesaggio si consolida come genere autonomo, grazie a maestri come Claude Lorrain e Nicolas Poussin, che svilupparono il “paesaggio classico” o ideale, caratterizzato da una rappresentazione idealizzata e armoniosa della natura. Al polo opposto rispetto ai francesi Rembrandt approccia il paesaggio in modo molto diverso, soprattutto nella rappresentazione della luce: non più diffusa e uniforme la fonte luminosa è invece puntuale: direzionata in modo sapiente, provoca un senso di turbamento in chi osserva i suoi dipinti.
Recupero di un passato autentico, interiorità, soggettività e ricerca del sublime sono i tratti distintivi del Romanticismo che si diffonde in tutta Europa tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento. Il paesaggio è il tema privilegiato per rappresentare il fantastico e il pittoresco, dando spazio ai sentimenti degli artisti. Con Turner il paesaggio diventa luogo del sublime romantico. I suoi dipinti esprimono il suo stato d’animo cogliendo allo stesso tempo le tensioni verso l’ignoto, il fantastico e l’infinito tipiche della sua epoca introducendo nuove tecniche e stili che hanno influenzato profondamente la pittura moderna.
Alle pulsioni romantiche si contrappongono correnti che rifiutano gli schemi accademici e affermano la volontà di rappresentare la natura dal vero: ricordiamo l’esperienza rivoluzionaria dei Macchiaioli anticipatrice della pittura en plein air che lavorano sul paesaggio della campagna toscana accostando masse di colore e luce.
Con l’Impressionismo prima e le Avanguardie poi, il paesaggio esce dalle correnti condivise per essere interpretato e declinato secondo visioni artistiche individuali.
Oggi, la pittura paesaggistica continua a evolversi, riflettendo i cambiamenti sociali e culturali. La sua storia è un viaggio attraverso le epoche, mostrando come il paesaggio sia diventato un soggetto espressivo e significativo nell’arte, capace di comunicare emozioni e storie universali.
Un’evoluzione che conferma la versatilità di questo genere, fonte inesauribile di ispirazione e di ammirazione, ieri come oggi.
Un’ultima riflessione: LAND ART è forse il tentativo dell’artista di uscire dalla rappresentazione della natura, dal feticcio sostituto simbolico, dal voyerismo al contatto diretto tra essere umano ambiente e arte?