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Dal 4 settembre al 20 settembre 2026

Udine, Spazio espositivo della Fondazione Friuli - dal 4 al 20 settembre 2026 venerdì 16.300 - 19.30 | sabato e domenica 10.00 - 12.30 / 16.30 - 19.30

MAX PICCINI FRED PITTINO due amici artisti e il loro mondo


Lasciamo agli storici dell’arte l’analisi delle opere che gli artisti udinesi hanno prodotto nei primi decenni del secolo scorso, mettiamo piuttosto l’accento sul rapporto umano e di amicizia che in quegli anni gli artisti condividevano. Renzo Valente nelle sue raccolte descrive la vita sociale e artistica che si svolgeva nelle osterie di Udine che erano luogo di ritrovo e di convivialità, dove potersi confrontare su argomenti che riguardavano l’arte e la cultura. Nelle tavolate al Friulino, al Monte, all’Aquila Nera, al San Marino, al Fornaretto, gli artisti erano impegnati in discussioni e nella ricerca di un realismo classico, influenzato da correnti che analizzavano anche i movimenti che si sviluppavano in altri contesti; questo ha permesso alla produzione artistica friulana del periodo di non perdere di vista il confronto con le altre realtà nazionali, inserendo innovazione e capacità critica. Gli artisti hanno messo a disposizione, attraverso il dialogo, le esperienze acquisite durante la formazione, questo fattore ha senza dubbio contribuito a svincolare l’arte dal provincialismo che tendeva a paralizzare la ricerca. L’amicizia che ha legato Fred e Max parte da lontano, nell’ex chiesa di San Domenico in via Viola a Udine dove i due artisti condividevano uno studio nel quale realizzavano le loro opere e incontravano gli amici, negli anni successivi vari artisti insieme a Fred e Max occuparono gli studioli del giardino di via Marinoni 14. I due amici organizzano la loro prima mostra nel 1929 nella taverna di palazzo Eden e la cronaca del tempo la descrive come portatrice di rinnovamento e vitalità. Il sodalizio tra Fred e Max non si limita al loro lavoro di produzione artistica ma li vede impegnati in qualità di promotori e partecipanti attivi nelle iniziative organizzate dai circoli che essi rappresentavano. La raccolta di fotografie, esposte accanto alle opere, che li ritraggono in ambiente familiare e pubblico, è la testimonianza di un sodalizio che li ha visti percorrere insieme tre quarti di secolo, condividendo iniziative prestigiose come la loro partecipazione a diverse mostre alla Bevilacqua La Masa di Venezia, alla Galleria delle “Tre Venezia” di Padova, nelle sale dell’unione professionisti di Udine, a Trieste e a Venezia. Li ritroviamo ritratti insieme nella rivista satirica “Puf”, “Avanti col brun” e nelle cronache dei quotidiani locali a conferma della loro notorietà negli ambienti culturali udinesi; il loro spirito creativo e gioviale e l’esperienza maturata hanno contribuito, senza essere sfiorata dalla precarietà dei momenti storici, all’evoluzione della produzione artistica friulana.

Rosalba Piccini

Max Piccini nasce a Udine il 16 novembre 1899. La sua formazione, con il padre Silvio e poi all’Accademia di Belle Arti di Venezia con lo scultore Antonio Del Zotto e l’architetto Guido Cirilli, viene interrotta nel 1915 con il richiamo alle armi nel Genio civile come disegnatore; alla fine del conflitto, insieme all’architetto Giovanni Muzio si stabilisce a Parigi come rappresentante alla Conferenza di pace di Parigi per i rilievi sui danni della guerra, questo incarico lo porterà in viaggio in Europa in contatto con la realtà artistica del periodo. Rientrato in Italia lavora presso lo studio dello scultore Arturo Dazzi a Torino poi a Roma con lo scultore Aurelio Mistruzzi. Nel 1926 si trasferisce a Pistoia e lavora presso la fonderia d’arte Pasqualis dove apprende le tecniche della fusione a cera persa con il metodo del Cellini, questa esperienza gli servirà per conoscere e gestire con perizia artigianale tutte le fasi di esecuzione di una scultura in bronzo, realizzando a Udine un proprio laboratorio. Dal 1925 prende parte alle mostre organizzate dal Sindacato degli Artisti di Udine come espositore e nel comitato organizzatore; attivo nel consiglio direttivo del Circolo Artistico Friulano. Espone più volte a Venezia alla Bevilacqua La Masa, alla Biennale triveneta di Padova, alle Sindacali di Trieste e Padova, Quadriennale e Biennale d’arte sacra contemporanea a Roma. Insegnante e preside presso la Scuola di disegno professionale di Rivignano, ha fatto del proprio studio un punto di riferimento per le arti visive nella sua città. Nelle numerose opere monumentali e funerarie non si abbandona alla celebrazione ma conserva un proprio carattere distintivo continuando nella ricerca di nuove forme.

Fred Pittino nasce a Dogna, in Friuli, il 18 novembre 1906. Dopo aver ottenuto il diploma di geometra, si dedica esclusivamente alla pittura: nel 1929, tiene la sua prima personale a Udine dove un gruppetto di giovani, composto da Afro, Mirko, Grassi, Modotto, Piccini ed altri, sta dando nuovo impulso alle arti friulane. Nel 1930, si trasferisce a Milano dove sviluppa la sua personalità a contatto dei maestri del Novecento e dei giovani che, in quel periodo, agiscono nell’ambito di Brera e della Galleria del Milione. Nel 1940, torna definitivamente a Udine: qui, prosegue la sua attività pittorica di cavalletto ma riceve anche importanti Pistoia e lavora presso la fonderia d’arte Pasqualis dove apprende le tecniche della fusione a cera persa con il metodo del Cellini, questa esperienza gli servirà per conoscere e gestire con perizia artigianale tutte le fasi di esecuzione di una scultura in bronzo, realizzando a Udine un proprio laboratorio. Dal 1925 prende parte alle mostre organizzate dal Sindacato degli Artisti di Udine come espositore e nel comitato organizzatore; attivo nel consiglio direttivo del Circolo Artistico Friulano. Espone più volte a Venezia alla Bevilacqua La Masa, alla Biennale triveneta di Padova, alle Sindacali di Trieste e Padova, Quadriennale e Biennale d’arte sacra contemporanea a Roma. Insegnante e preside presso la Scuola di disegno professionale di Rivignano, ha fatto del proprio studio un punto di riferimento per le arti visive nella sua città. Nelle numerose opere monumentali e funerarie non si abbandona alla celebrazione ma conserva un proprio carattere distintivo continuando nella ricerca di nuove forme. incarichi per l’esecuzione di affreschi e mosaici. Offre la sua esperienza sia come educatore, aprendo il suo studio a tanti giovani allievi e curando la direzione artistica della Scuola Mosaicisti di Spilimbergo, sia collaborando con il Circolo Artistico prima e con il C.F.A.P. poi. Muore nel 1991, dopo oltre sessant’anni di pittura, con al suo attivo un notevole numero di mostre personali, la presenza alla 19’, 20’, 24’ e 25’ Biennale di Venezia, alle Quadriennali Romane, all’Art 4’73 di Basilea e ad altre mostre collettive in Italia ed all’estero.